“OLTRE IL MALE”,  PARLA  DOMENICO  QUIRICO                

Il noto giornalista de "La Stampa" interviene all’Arsenale della Pace con la  testimonianza della sua terribile esperienza vissuta in Siria per 152 lunghi giorni

GIACOMO FIORA, 13.11.2013

Il Giornalista Domenico Quirico al SermigTORINO- 152 giorni: è il periodo che il noto giornalista de "La Stampa" Domenico Quirico ha trascorso tra le grinfie dei suoi aguzzini in Siria. 152 giorni passati in piccole stanze buie a combattere contro il tempo, la paura e le umiliazioni inflitte da uomini che gli orrori della guerra e la violenza, che permea quel Paese, hanno trasformato in demoni. 152 giorni durante i quali il sottile confine tra  Bene e  Male è sfumato a tal punto da far credere che, in quell'angolo di mondo dilaniato dalla guerra civile, non ci sia più posto per concetti come carità o compassione.

Questo e molto altro è ciò che è emerso dall'evento organizzato martedì 5 novembre all'Arsenale della pace del SERMIG. In occasione della seconda serata del ciclo "Università del dialogo", il giornalista torinese Domenico Quirico è stato invitato per parlare della sua esperienza di prigionia e ragionare su un interrogativo fondamentale: come può l’uomo andare oltre il male sconfiggendolo?

La serata è stata strutturata come un dialogo nel corso del quale protagonisti assoluti sono stati giovani delle università e delle scuole superiori di Torino. Un botta e risposta che ha visto il giornalista torinese rivivere i passaggi più duri della sua esperienza attraverso le domande preparate per l’occasione dagli studenti. «Io mi sono sentito dentro il male, - ha dichiarato il giornalista - il bene come il male è determinato dagli atti degli uomini. Nel corso di 5 mesi di prigionia ho ricevuto un unico gesto di carità. In quel gesto ho riconosciuto il Bene e la presenza di Dio, ma in ogni altra azione dei miei aguzzini ho sempre percepito il male che pervade quel Paese. La Siria è il Paese del Male». Ma da dove nasce questa violenza, questa propensione al male? «In Siria la gente è cattiva perché due anni e sei mesi di guerra civile l’hanno privata di quello strato di umanità che caratterizza ogni individuo. La gente è cattiva perché i rapporti umani sono regolati da forza e violenza e se non si entra in questo meccanismo non si sopravvive». Queste le parole di Quirico che aggiunge «Per quanto mi riguarda la sfida più grande da superare è stata la lotta contro il tempo. Durante la prigionia devi guadagnarti ogni secondo per non cadere nella disperazione. Io sono sopravvissuto grazie al sostegno ricevuto dal mio compagno di prigionia (Pierre Piccinin) e grazie alla fede. E’ grazie alla fede se non mi sono mai sentito solo o abbandonato».

Nel corso dell’intervista Quirico ha dedicato un pensiero anche ai suoi familiari, che secondo il giornalista sono stati “i veri sequestrati”; ma le considerazioni più amare e pungenti sono state rivolte ai suoi aguzzini. L’inviato de “La Stampa” non prova e non proverà mai simpatia umana nei confronti dei suoi sequestratori perché gli hanno portato via qualcosa di irrecuperabile: il tempo. Cinque mesi di affetti, sentimenti ed esperienze perdute, che non potranno mai essere recuperati. Non prova tuttavia odio nei loro confronti soprattutto perché questo sentimento lo renderebbe ancora loro prigioniero, creando un legame tremendo e illimitato nel tempo.

Quirico ha chiuso l’intervento con alcune considerazioni sulla natura di ciò che sta accadendo in Siria: in quella terra la rivoluzione è stata “tradita”. Nata con valori di libertà, democrazia e laicità, si è trasformata in una manifestazione mista di banditismo e fanatismo religioso, che porta il giornalista ad una conclusione allarmante: «Per quello che ho visto in Siria, mi riesce molto difficile credere all’esistenza di un Islam moderato».

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 TORINO - AL SERMIG DOMENICO QUIRICO

 Fotogallery di © Carlo Cretella - 5 novembre 2013

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