ROBERTO CAPUCCI E “LA RICERCA DELLA REGALITÀ”

Dal 23 Marzo fino all’8 Settembre la Reggia di Venaria ospita la mostra di uno dei più grandi designer del XX secolo

RACHELE PANZETTI,  3.04.2013

Lo stilista Roberto Capucci

VENARIA REALE – La Reggia di Venaria ha inaugurato il 23 Marzo un’inedita mostra che celebra il genio creativo di Roberto Capucci con un’attenzione speciale ad uno dei temi più cari al maestro della moda: la ricerca della regalità. La mostra è allestita nelle Sale delle Arti della Reggia e ripercorre in 50 creazioni, 32 illustrazioni e bozzetti, video e testimonianze, la predisposizione di Roberto Capucci all’ideazione di abiti dal sapore regale, riscontrabile sin dal suo debutto ufficiale in un contesto ricco di cultura e aristocrazia, la nascita a Firenze nel 1951 dell’alta moda italiana.

Roberto Capucci nasce a Roma il 2 dicembre 1930. Frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti dove studia con i maestri Mazzacurati, Avenali e de Libero. Nel 1950 apre in via Sistina il suo primo atelier e nel 1951 presenta per la prima volta le sue creazioni presso la residenza di Giovanni Battista Giorgini a Firenze, inventore della moda italiana. A soli 26 anni è giudicato il miglior designer della moda italiana, particolarmente apprezzato da Christian Dior, e nel 1958 crea la Linea a scatola, autentica rivoluzione dal punto di vista tecnico e stilistico che gli fa aggiudicare l’Oscar della Moda a Boston nello stesso anno, quale migliore creatore di moda insieme a nomi del calibro di Pierre Cardin e James Galanos. Dopo un parentesi parigina di 10 anni torna in Italia, crea gli abiti per Silvana Mangano e Terence Tramp impegnati sul set di Teorema di Pier Paolo Pasolini; si dimette nel 1980 dalla Camera Nazionale della Moda e decide di presentare le sue collezioni, come personali d’artista, che gli valgono grandi elogi sia dalla critica, sia dal pubblico nei musei più importanti del mondo: il Museum of Art di Philadelphia e il Kunsthistorihsches Museum di Vienna sono solo due esempi.

Nel 2005 crea la Fondazione Roberto Capucci con lo scopo di preservare il suo archivio che consta di una vasta raccolta, iniziata nel 1951 e costantemente attualizzata, di abiti-scultura e di creazioni di alta moda, di bozzetti e di disegni originali, di illustrazioni a colori e in bianco e nero, di foto e di audiovisivi e di una ricchissima rassegna stampa. L’archivio è la testimonianza di una lunga e intensa carriera creativa, legata allo sviluppo di temi plastici e cromatici che hanno fatto più volte paragonare le sue realizzazioni alla scultura e alla pittura. La missione della Fondazione è inoltre quella di ampliare la conoscenza del lavoro di Roberto Capucci, ma soprattutto di raggiungere i giovani e dar loro gli strumenti per crescere nella loro vita creativa favorendone anche l’inserimento nel mondo del lavoro.

Nel 2007 apre a Firenze nella Villa Bardini il Museo della Fondazione Roberto Capucci all’interno del quale vengono organizzate mostre e un’intensa attività.

La mostra “La ricerca della regalità” è una grande occasione per potersi meravigliare nel vedere i 50 abiti creati dal grande stilista appositamente per regine, star e dame del “gran mondo” dagli anni Cinquanta a oggi.

Divisa in quattro sezioni tematiche, la mostra ripercorre il rapporto tra lo stilista e la regale eleganza femminile con creazioni che illustrano una visione artistica della moda.

Spose regine, la sezione dedicata all’abito da sposa che rappresenta per il Maestro uno dei momenti di massima espressione della propria creatività: forma, colore ed elementi simbolici si fondono in abiti spettacolari. Tra le creazioni più celebri restano indelebili nella memoria quelle per Daniela e Patrizia Memmo e le figlie Anna e Fabiana Marenghi Vaselli, le sorelle Valentina e Clara Nasi, la marchesa Costanza di Canossa, la principessa Maria Pace Odescalchi. Gli abiti da sposa realizzati per Alessandra Gribaudo, Cristina Lotito Mezzaroma, la marchesa Polissena di Bagno, la marchesa Valentina Marini Clarelli-Nasi e per Maria Luisa Sparaco sono solo alcuni esempi degli abiti esposti in mostra.

La seconda sezione, Il disegno del maestro, è dedicata agli schizzi e ai disegni realizzati dal Maestro, che compongono il corpus della sua opera grafica di oltre 22.000 pezzi.

Donne, primedonne e nobildonne è invece il nome della terza sezione dedicata a sei capolavori realizzati da Capucci tra il 1952 e il 1992 per altrettante donne e primedonne dell’aristocrazia, del cinema, del teatro, dell’opera lirica e della scienza, quali Rita Levi Montalcini, Raina Kabaivanska, Silvana Mangano, Esther Williams, Valentina Cortese e la principessa Elvina Pallavicini. “Donne di carattere, che non seguono la moda, trovano l’abito o il colore che sta loro bene, e hanno il coraggio di non cambiare più” le ha definite il Maestro.

L’ultima e quarta sezione Arte e Natura nella ricerca della regalità: lo studio dell’arte e dell’architettura suggerisce a Capucci, fin dagli anni Cinquanta, creazioni solenni, in alcuni casi ispirate agli ordini architettonici, tra cui l’Abito dorico in raso beige modellato come una colonna con cinta di foglie Capitello Corinzio, in charmeuse plissé beige con corpino ricoperto di foglie verde-oro stile capitello corinzio e Capitello a paniere, un mikado bianco con corpino a ventaglio in lamé ad intarsi oro e argento, memore delle ornamentazioni a mosaico e dei capitelli bizantini.

Sagenite, Fluorite, Lapislazzulli, Violano, Emanite, Ossidiana e Cinabro sono invece solo alcuni modelli delle dodici Architetture in tessuto presentate alla Biennale di Venezia: esposte su manichino senza testa, rappresentano  la massima espressione della sua riflessione e osservazione sulla natura, sul mondo minerale, sul colore e sull’arte.

“I miei vestiti prendono a prestito dalla natura foglie, corolle, farfalle…” è da qui che il Maestro trae ispirazione per creare abiti che sembrano usciti da giardini fioriti che troviamo nella sezione “Fiori e foglie”, come Bouganville, abito-scultura in taffetas plissé verde con elementi a cerchio in taffetas plissé foderati nei colori ciclamino, fucsia, viola a simulare dei petali e Primavera, abito in organza satinata avorio ricamato con fiori multicolori.

L’abito da sera Farfallone, in velluto prugna con foglie e in taffetas liscio e taffetas shantung in vari toni, s’inserisce nella sezione dedicata alle ali e alle farfalle: abiti disegnati per donne eteree e irraggiungibili.

Ma Roberto Cappucci ha creato nel corso della sua vita anche abiti-scultura ispirati agli elementi naturali: l’acqua, l’aria, il fuoco e la terra. Fuoco, abito-scultura in taffetas sauvage composto da ventagli di plissé simili a fiammelle in quattordici toni di rosso con corpetto, rappresenta senza dubbio la selezione di opere ispirate al colore del fuoco e alle sue declinazioni.

Chiude la mostra l’abito di scena creato per le vestali della Norma di Vincenzo Bellini nello spettacolo di Pier Luigi Pizzi “Questa è l’Arena, qui è nata Maria Callas”, andato in scena nel settembre 1986 all’Arena di Verona. Un abito-scultura in taffetas di seta con coda formata dalla parte centrale posteriore del tessuto e dalle maniche-ali, impreziosito da un ricamo di paillettes d’argento e da una serie di cordoni d’argento di diverse dimensioni cuciti sul corpino. Un abito-omaggio al leggendario soprano, che ha segnato il debutto sulla scena operistica del Maestro.

Gli abiti di Roberto Capucci rappresentano un percorso di grande fascino che attraversa la seconda metà del Novecento sul tema della moda e del lusso e ricostruiscono l’itinerario creativo di uno dei Maestri della moda mondiale.

La Reggia di Venaria è aperta da Martedì a Venerdì dalle ore 9 alle 17 e Sabato e Domenica dalle ore 9 alle 20.

Il costo del biglietto intero per accedere alla mostra ammonta a 10 €, mentre il prezzo del biglietto ridotto è di 8 €.

Per informazioni e prenotazioni:

tel. 011 4992333 – www.lavenaria.it

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Fotogallery di © Carlo Cretella - 22 Marzo 2013

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