MATHEW INGRAM A TORINO

Social media e giornalismo nell’esperienza internazionale

Federico Rudian, 11.04.2017

TORINO - «Facebook è il più potente distributore di notizie della storia dell’umanità», così  esordisce Mathew Ingram, scrittore per Fortune Magazine e ospite del Master di Giornalismo Giorgio Bocca, nell’incontro del 10 aprile all’Università di Torino sul tema “Democratizzazione dei media e sfide future del giornalismo”.

Il giornalismo, per decenni, ha trovato la sua fonte di guadagno nella collaborazione con le pubblicità, che consentiva di coprire i costi di pubblicazione e pagare i lavoratori. Dalla nascita dei social media, con la loro esponenziale crescita, questo modello di business è stato rovesciato, mettendo a repentaglio la sopravvivenza dei giornali tradizionali. Infatti, se da una parte i social forniscono una maggiore esposizione mediatica, dall’altra si prendono la maggior parte dei guadagni delle pubblicità. Inoltre, siccome la pubblicità è la fonte di sostentamento dei social stessi, questi sono progettati per far sì che le persone non lascino il sito cliccando su link a siti esterni, limitando ulteriormente gli introiti delle pagine internet dei giornali.

E se gli aggregatori di notizie, come Google e Facebook, sono dei concorrenti dei giornali dal punto di vista economico, la democratizzazione dei media rende i cittadini dei concorrenti dal punto di vista professionale. Da alcuni anni ormai chiunque sia in possesso di uno smartphone può fare informazione e condividerla con un pubblico enorme tramite l’utilizzo dei social media. Questa innovazione ha avuto risvolti sia positivi, in termini di indipendenza e immediatezza dell’informazione, che negativi, in termini di mancanza di un codice etico di categoria e della diffusione delle fake news.

Queste ultime, in particolare, si stanno rivelando un fattore fondamentale per interpretare e comprendere i fenomeni socio-politici degli ultimi anni, come la Brexit. Infatti, con importanti fette di popolazione che si sentono abbandonate ed una crescente sfiducia nelle istituzioni che ha investito anche i giornali, cresce il numero di persone che si affida ad un’informazione alternativa. Questa però non ha come obiettivo la cronaca, ma il raggiungere il maggior numero di visualizzazioni e condivisioni possibili tramite clickbaiting (titoli creati ad hoc per incuriosire e far cliccare sul link, ndr) e titoli che suscitano emozioni forti nel lettore, come rabbia, odio o sorpresa. E Facebook non ha alcun interesse a fermare la diffusione di fake news perché creano traffico sul sito, portando guadagni.

Un problema di piattaforma quindi, ma anche di educazione delle persone alla ricerca delle fonti. Per invertire questa tendenza è necessario che i giornali recuperino la fiducia che hanno perso con una comunicazione più aperta e che le persone vengano educate ad un utilizzo più responsabile dei mezzi a loro disposizione. Ma la strada, in entrambi i casi, sembra ancora lunga.

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